La Chiesa fedele al Vangelo deve ascoltare il grido dei poveri

tratto dal web

«c’è un segno che non deve mai mancare: l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via» (EG 195). Raccogliendo l’insegnamento di papa Giovanni Paolo II nell’enciclica Sollicitudo rei socialis, ci dice che la Chiesa ha fatto un’opzione per i poveri intesa come una «forma speciale di primazia nell’esercizio della carità cristiana, della quale dà testimonianza tutta la tradizione della Chiesa» (EG 198). Il nostro impegno con i poveri «non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza», i poveri hanno bisogno di attenzione spirituale: «l’opzione preferenziale per i poveri deve tradursi principalmente in un’attenzione religiosa privilegiata e prioritaria» (EG 200) . Il detto spagnolo «fra’ Esempio è il miglior predicatore» vale anche quando guardiamo la persona dell’arcivescovo di Buenos Aires, ora papa Francesco: il suo stile semplice, il modo di accostarsi alla gente, il suo tenore di vita essenziale, molto lontano da uno stile signorile e di palazzo, la sua sintonia nello sguardo con chi soffre, il suo orecchio attento al gemito dei più diseredati, la sua genuinità evangelica e la sua austerità personale. Tutto questo parla all’uomo del nostro tempo come un’enciclica. Con un esempio che si fa annuncio.

La presenza di Dio nei discepoli

Il Vangelo di Matteo ci svela “il test” al quale il Signore sottoporrà i suoi alla fine dei tempi: se hanno dato da mangiare agli affamati, se hanno dato da bere agli assetati, se hanno dato ospitalità ai forestieri… Nei discepoli che hanno fatto questo, avviene il miracolo della presenza dinamica di Dio, diventa effettiva la comunione: Cristo stesso si identifica con coloro ai quali è stato dato amore, invertendo simbolicamente i ruoli perché è Lui che offre, è Lui che dà, che trasforma e crea una nuova realtà con il suo amore.

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