“DOSSIER : LA MADONNA DEI RAGAZZI A MEDJUGORJE.”

tratto dal web

LA MADONNA DEI RAGAZZI A MEDJUGORJE.

LA JUGOSLAVIA SI CONVERTE.

E’ MARIA AD APPARIRE?

UN FORSE PIENO DI SPERANZA

Quale sarà il destino di questi ragazzi? Alle sei e un quarto della sera la folla in preghiera si scosta sullo spiazzo verde, calpesta le piante di tabacco dei campi intorno alla parrocchiale, si ritira tra i filari dell’uva. Passano loro, i veggenti di Medjugorje. Quest’oggi sono quattro: Marija, molto carina, timida, occhi castani, capelli scuri, 17 anni; Ivan, coetaneo, seminarista, faccia piena di brufoli:; Ivanka, 16 anni, capelli lunghi, bellezza un po’ zingaresca; Jakov, 11 anni, allegro, spensierato, ciarliero. Mancano Mirjana — cugina di Ivan, che studia a Sarajevo da infermiera; e soprattutto Vicka, la terribile Vicka, 18 anni e mezzo, a letto malata di uno strano male: un piede non la lascia camminare, di notte non vuol stare fermo e allora non può che pregare.

Percorso il centinaio di metri che separano la canonica dalla porticina della sacrestia, entrano svelti. Ma non siamo ancora arrivati. Bisogna passare davanti al tabernacolo, genuflessione, poi si passa nell’altra sacrestia. Jakov volge un istante gli occhi alla gente. Quanta. La chiesa è zeppa, oltre le porte spalancate si intuiscono altri sguardi, altre preghiere. La faccia di Jakov non ha nulla di teso, di segreto: è quella di un chierichetto. Poi dentro, di corsa. Chiudere la porta a chiave, casomai qualche fanatico cerchi l’avventura, accostare le tendine. Ci sono loro, i quattro, una suora, padre Tomislav, il direttore spirituale, e noi de Il Sabato, Ed ecco: c’è Qualcun altro? La scena è sorprendente. Davanti ad un altarino, con la tovagliola bianca dagli orli fiorati, i ragazzi cadono insieme in ginocchio. I volti si animano come di una luce. Gli altri testimoni si tengono la faccia tra le mani. Dopo sette-otto minuti Ivan attacca per primo il Padre nostro in croato. Gli altri lo seguono. Poi si alza
no, stavolta uno prima, l’altro dopo. «C’era Lei. la Madonna», mi dice padre Tomislav Vlasic. Poi la porticina si apre, davanti all’altare la voce strillante di Jakov guida il rosario al microfono. Così da più di due anni, dal 24 giugno 1981. Ma che accade veramente, da allora qui?

Conviene seguire un attimo il filo delle vicende forse già note. Il giorno di san Giovanni e festa in questa brulla porzione di Herzegovina: Medjugorje, frazione di Citluk, a una trentina di chilometri dalla musulmana Mostar e a trenta dalla cattolica Metkovic (costa dalmata). Si potrebbe andare sulle rive lussureggianti e scoscese della bella Neretva, oppure a ballare con gli amici. Invece Vicka. Ivanka, Mirjana. Milena (che non entrerà più dopo nella storiaI e Ivan salgono sul «sottomonte». «C’erano le pecore da raccogliere», diranno spiattellando una piccola vergognosa bugia. «In realtà andavano su a fumare di nascosto e a sentire canzonette», riferisce il il Vescovo di Mostar, monsignor Pavao Zanic. Non sono dei santarellini insomma. Quand’ecco «la luce». E, più avanti, il messaggio «pace, conversione, preghiera, digiuno». Poi la voce si sparge, viene la polizia, ci sono gli arresti, gli interrogatori dei bambini; quindi la prigione per tre frati tra cui il parroco padre Jozo Zovko, per la cui scarcerazione i lettori de Il Sabato hanno inviato più di ventimila raccomandate di appello alle autorità di Belgrado. Ma di questo nessuno qui discorre volentieri. La «milizia » fa ancora la ronda con le sue scalcinate auto azzurre. «Di politica non parlo » sibila padre Tomislav (abbiamo comunque notizia che padre Jozo è libero dallo scorso 17 febbraio e che ha celebrato a Medjugorje il 24 aprile. Dopo di che, un’altra parrocchia e il volontario silenzio).
Il lunedì mattina siamo nella stanza di Vicka, in una casa povera, di contadini. Sull’aia una vecchia seduta a terra infila le verdissime foglie di tabacco in uno spago. «E’ la nonna di Vicka. e anche lei ha avuto la sua parte», suggerisce padre Tomislav che fa da interprete con i bambini (le cassette registrate sono comunque state riascoltate anche dall’arcivescovo di Spalato, che garantisce la bontà della traduzione fatta da un dialetto locale — sia precisato questo onde evitare sospetti di manipolazioni).

Vicka si solleva dal letto, con un muso sorridente e aggressivo. I ragazzi (Marija, Jakov e Ivan) intorno.
Vicka: «C’erano quel giorno, il 24 giugno. Ivanka, Mirjana e Milena. Mi hanno chiamata. Sono stata presa dalla paura e sono scappata. Sono tornata subito con Ivan. Ma anche Ivan è fuggito».
Ivan: «Un’impressione straordinaria. Non ci pensavo proprio, sono rimasto stupefatto».
Vicka: «Siamo rimasti a duecento metri di distanza. Ho visto una grande luce, splendore e dentro è comparsa la figura della Madonna.»
II Sabato: Avete capito subito che era la Madonna?
Vicka: «No. L’abbiamo capito il giorno dopo, ci siamo avvicinati, c’era anche Marija, c’era anche Jakov».
Il Sabato: Cos’ha detto Quella Cosa per presentarsi?
Vicka: «Le prime parole sono state: “Sia lodato Gesù Cristo”».
II Sabato: E ha rivelato chi era?
Vicka: «Soltanto Ivanka ha parlato quel giorno. Ha chiesto per la sua mamma dato che era morta così in fretta, Gospa (la Signora, la Madonna, ndr) Ha risposto: “State in pace, la tua mamma è in Paradiso, tu e i tuoi dovete obbedire alla nonna”».
Marija: «II terzo giorno c’era già molta gente. Perché la notizia che noi avevamo visto Quella Cosa aveva destato la curiosità».
Padre Tomislav: «I genitori si erano spaventati. Temevano ci fosse di mezzo la droga».
Marija: «Quei primi giorni la gioia era mescolata con la paura. Soprattutto la paura. Ma come ci avvicinavamo di più alla Madonna sentivamo maggiormente la gioia».
Vicka: «Per il terzo giorno mi ero preparata. Avevo l’acqua benedetta. Mia nonna mi aveva detto di portarmela, di spargerla sulla figura che appariva, intimandole: ”Se sei Satana, vattene. Se sei da Dio, resta con noi”. È quello che feci. Allora la Madonna sorrise e disse: “Io sono la Beata Vergine Maria”».

Che strana scena, in questa stanzetta. Il poster immenso, di un arancione acceso, copre tutta la parete con un paesaggio tropicale. In un angolo un grosso mangianastri, un mucchio di cassette. E questi discorsi. Qualcosa da allora è cambiato nella camera. Per terra sono comparsi tappeti e cuscini «per pregare inginocchiati in gruppo» Sopra il letto una riproduzione su stoffa del Cenacolo di Leonardo. E, di fronte, addossato al muro. un minuscolo altare.
Il mangianastri e le preghiere. Un po’ lo stesso miscuglio osservato tutto il giorno nella chiesetta e nel prato ombreggiato. Lungo le strade, sin dal primo mattino, vedi questi crocchi di ragazzi camminare verso Medjugorje con i loro blue-jeans, con le loro giacchette ricamate alla moda punk. Fanno anche venti trenta chilometri a piedi. Appena arrivati, invece che andare ad ingrossare la fila di quelli che per pochi soldi acquistano un rosario di plastica nel bugigattolo dei frati, filano subito in chiesa. Dentro è luminosissima, spaziosa con le pareti pitturate a pastello, e una statua della Madonna del tipo naif, brutta in verità. Dicono un paio di decine d’Ave Maria. Poi, semplicemente, le ragazze si mettono in ginocchio e, continuando a recitare il rosario, strisciano intorno alla statua.
Si sta in chiesa non più del necessario, poi fuori, vicino alle piante di tabacco, a parlare quieti. Tanti gruppetti così, delle gaie risale, qualche canzonetta. Ma il miscuglio non stride. Gli anziani arrivati a piedi nudi e piagati li guardano con simpatia, ma sì, scherzate, cantate, fumate anche, ma qui, davanti alla chiesa. E in effetti, la miscela non ha nulla di offensivo. Sono, questi ragazzi, come i loro coetanei di Spalato che la sera sul lungomare, a decine di migliaia si danno appuntamento con i motorini e i dischi, «ma nessuno sa come si possano raggiungere, evangelizzare», mi confida il loro arcivescovo, monsignor Frane Franic.

 

Il Sabato: Eravamo rimasti al terzo giorno, li 26 giugno, ricordi?
Vicka: «C’erano moltissimi curiosi, la gente voleva domandare questo e quello».
Marija: «Ivanka, ancora lei, ha chiesto perché Lei è venuta e perché proprio qui? Rispose che era venuta qui perché da noi c’è molta fede. Il quarto giorno ho visto dietro la Madonna una croce nera. Gospa piangeva, le scendevano grandi lacrime, come se l’indomani dovesse accadere la guerra. Così diceva: pace, pace, riconciliatevi, convertitevi, sono gli ultimi giorni».
Vicka: «All’inizio le apparizioni duravano più che adesso: un quarto d’ora, duravano. Sempre alle sei, sei e un quarto della sera. Dopo il messaggio la Madonna proseguiva con la preghiera, con il canto. E pian piano cominciava i suoi messaggi. Non tutti insieme. Poi la gente ha cominciato a porre alla Madonna delle domande, per nostro tramite».
Il Sabato: E che preghiera diceva Maria?
Ivan: « La Madonna ci dirigeva. Sette Padre nostro, sette Gloria, un Credo».
Jakov: (che ride sempre e parla come una mitraglia): «Li diceva con una voce… come se cantasse».
Padre Tomislav: «E’ un consiglio: bisogna pregare ogni giorno almeno così: sette Pater, Ave Gloria, un Credo». (L’arcivescovo di Spalata commenterà commosso «Ah, è la preghiera ilei contadini»).

Il Sabato: Jakov, non hai mai desiderato che ti prendesse in braccio?
Jakov: (risa allegre) «Brrr… Ho avuto paura quando mi ha portato in Paradiso. Va bene racconto. Quel giorno eravamo tornati da Citluk. Non stavamo pregando io e Vicka,lei guardava dei libri e io giocavo. Io dissi: “Ecco la Madonna”, ci siamo buttati in ginocchio. La Madonna disse: “Adesso vi porterò in Paradiso”. Ed io le dissi: “Porta Vicka, perché sono parecchi: io sono unico”. Siamo stati presi dalla Madonna per mano e in un attimo ci siamo trovati in Paradiso».
Il Sabato: E com’era lassù?
Jakov: «Ho visto moltissimi fiori, e molte persone. Vestiti lunghi, non come noi, delle vesti. Alcune bianche, altre rosa».
Il Sabato: Non avete mai parlato con i santi?
Vicka “Non ho detto niente, ho avuto paura, non me l’aspettavo proprio questa faccenda».
Il Sabato: Siete stati anche a vedere il Purgatorio?
Vicka: «E’ proprio lì vicino il Purgatorio. Non si vedono le persone, ho visto come una distesa di cenere. E da sotto esce come il rumore di urti. L’inferno è invece un fuoco immenso. Ci sono persone dentro. Molte… Sono sfigurate: non uomini e non bestie».

Ed eccoci al capitolo dei segreti. Ne hanno Marija sette, Vicka otto, Ivan ne ha come Ivanka e Jakov, cioè nove, Mirjana dieci. Non conoscono ognuno i segreti degli altri ma alcuni li hanno in comune. Ho posto loro anche qualche domanda che il celebre «avvocato di Digione», Charles Madon, pose a Bernadette Soubirous.

Il Sabato: Vicka, uno dei tuoi segreti è che diventerai suora?
Vicka: «Ma no» (e ride).
Il Sabato: E li riveleresti al Papa?
Vicka: «Io rispondo di no. perché la Madonna non me l’ha permesso”.
Marija: «No, soltanto quando la Madonna me lo dirà».
Il Sabato: E se un sacerdote per questo ti rifiutasse la Comunione?
Vicka: «Neanche. E poi qualche altro sacerdote me la darebbe».
Il Sabato: Ma la Madonna vi ha promesso la felicità terrena?
Vicka: (mentre tutti fanno coro) « No-o».
Il Sabato: E allora a che serve la vita terrena, secondo la Madonna?
Vicka: «Per guadagnare il Cielo ».
Il Sabato: E come si fa?
Jakov: «Pregare, far penitenza, lavorare (dal gruppo aggiungono) e i dieci comandamenti».

Le risposte sono assai simili a quelle di Bernadette. Specialmente sorprende il «no» al Papa. Ma qui c’è la prova che, in questo particolare i ragazzi non sono manipolati dal frate che li custodisce. E cioè padre Tomislav, il quale, dopo l’incarcerazione di padre Jozo è diventato il loro direttore spirituale. Intatti, di ritorno da Medjugorje, ho potuto leggere un articolo a sua firma dove è scritto fra l’altro: «Ci sono dieci secreti comunicati dalla Madonna ai ragazzi, i quali li riveleranno solo alle autorità ecclesiastiche. Invece no, nemmeno a loro «se Lei non ci dà il permesso», come Bernadette.
Il discorso coi ragazzi scivola dalla conversione alla penitenza, e subito al Sacramento della penitenza: come fosse la stessa cosa. «Su consiglio della Madonna», dicono, si confessano una volta a! mese. Anche se spesso non sanno cosa dire al prete, perché dopo le apparizioni peccano ancora, sì, «ma piccoli peccati». E poi pare che Maria, apparendo, li ammonisca per i loro sbagli (in questo caso la Madonna si farebbe udire soltanto dall’«autore»).
Vicka: « Mi rimprovera spesso, per come mi esprimo. Io cerco di difendermi, ma poi devo dar ragione a Lei».
La confessione è presa molto sul serio dalla gente che qui viene. Verso le cinque della sera i frati dispongono nei prati una dozzina di sedie. Subito si formano code chilometriche. In ginocchio, giovani e anziani, aspettano che il frate, secondo un rito che da noi non usa, ponga la mano sulla testa del penitente. Si confessano a centinaia, a migliaia. Alla messa vespertina saranno ad un calcolo per difetto 4-5mila fedeli. Moltissimi, a tarda ora, aspettano pazienti il loro turno. Del resto pare essere quello della confessione mensile, un consiglio dato a tutti. Come pure quello del digiuno. Il venerdì tutti, minatori compresi, mangino solo pane e acqua. Così si dà il caso che tutta la Croazia cattolica, e su, la Slovenia, il venerdì digiunino in massa.
Qualcuno — anche «se a noi non l’ha detto» — estende il digiuno anche alla televisione e, a sera, in molte famiglie, si preme il pulsante della preghiera.

Il Sabato: A chi assomiglia la Madonna?
Vicka: «Ecco una domanda sciocca: non esiste una persona che le somigli, è la migliore di tutte».
Si scopre così che essi la vedono «con gli occhi blu. i capelli neri, un ampio vestito grigio che impedisce di capire (domanda impertinente del cronista) se sia grassa o magra, e un velo bianco». Altezza? Un po’ più di Marija (circa 1.65 m).
Il Sabato: E se vi foste inventato tutto?
Vicka: Mostra i denti, scherzando, ma non troppo. Con un sorriso che azzanna.
Il Sabato: E se fosse invenzione del Diavolo?
Vicka: «Impossibile. Abbiamo sparso acqua benedetta. Poi preghiamo ogni volta: e il Diavolo fugge la preghiera. Inoltre la Madonna fa ogni volta il segno della Croce: il Diavolo no…».
Il Sabato: Non avete mai chiesto che Lei restasse?
Jakov: «Una volta abbiamo domandato: “Quanto tempo apparirai ancora?” E Lei rispose: “Sono già diventata noiosa?” Non glielo chiederemo più».

L’«interrogatorio» dura quasi due ore. La mamma porta il caffè. Sono bambini e ragazzi come tutti gli altri. Chi con un carattere vivace e quasi collerico (Vicka: «Dicono che sono mascolina, che voglio fare il capo». Allora vuoi diventare suora o badessa? « No, qualche cosa di molto piccolo, andare in un angolo» e poi grintosamente: «No, il vescovo di Mostar non lo voglio servire»): chi (dolce Marija dagli occhi castani e sempre a terra, pronta ogni volta a diventare rossa: « Io da suora servirò il mio vescovo. È il mio dovere, è una responsabilità grave»): chi dimesso e schivo (il seminarista Ivan).
Viene fuori la definizione che di sé ha dato l’«Apparizione» («Io sono Regina Pacis»); poi che soltanto per cinque volte la Madonna non è apparsa ad alcuni di loro, per sette ad un altro: che da Natale invece non si fa più vedere da Mirjana, proprio lei che ha ricevuto forse il segreto più terribile.
Il Sabato: E i miracoli? (Un libro scritto da un tal padre Rupcic parla di 120 miracoli: in realtà molti di essi risultano, anche ad un esame superficiale, dubbi).
Ivan; «Cominceranno poi i veri, grandi miracoli. Finora è nulla».
Vicka: «Ci sarà un segno visibile. E saranno le conversioni, le guarigioni».
Il Sabato: Che cos’è il segno visibile?
Vicka: «Sarà grande, sarà palpabile, visibile, non si potrà sfuggire».
Il Sabato: Sarà una croce?
Vicka: «Aaah… questi son trucchi» (ridono tutti).
Il Sabato: Sarà terribile…
Vicka: (ammiccando!: «No-o. Una cosa bella, positiva…»

 

Più sopra abbiamo citato il vescovo di Mostar. Dopo una prima presa di posizione prudente, dove però riconosceva che per la Chiesa «il miracolo è possibile», non ha ufficialmente espresso alcun parere. Ma è risaputo che è contrario, molto contrario. Vicka e monsignor Zanic pare abbiano dato vita a scenate nei loro incontri. Conoscendo Vicka non ne dubito. E il vescovo ha sicuramente ottime ragioni per essere titubante, alcune obiettivamente gravi. È una Storia questa che riferiamo più ampiamente in queste stesse pagine. E che impone un esame serio da parte dell’autorità ecclesiastica Gli scienziati, quelli di cui abbiamo potuto leggere il parere, parlano bene dei ragazzi.
Un medico che è nella Commissione per i miracoli di Lourdes li ha sottoposti a ipnosi: son risultati sani e sinceri. I medici di regime avevano, per mano di polizia, fatto rapire i ragazzi, poi fatti condurre in cliniche psichiatriche, impauriti facendoli passare nelle camere mortuarie: non hanno cavato un ragno dal buco. Ma altri, scienziati citati dal vescovo di Mostar, pare siano su posizioni diverse.
Il fatto certo è che taluni assetati soltanto di prodigioso circolano da queste parti: una piccolissima minoranza, a nostro parere. Son quelli che prima andavano a San Damiano (e magari ci ritornano ancora nonostante il parere vincolante negativo del vescovo di Piacenza, vedi in queste stesse pagine). E poi a Garabandal in Spagna. Magari tradizionalisti «lefebvriani ». Ma quella gran massa di contadini, di vecchi partigiani comunisti convertiti, di ragazzi con le chitarre, nemmeno sanno che cosa sia il Concilio di Trento.

Il Sabato: Qualcuno ha detto che siete « carismatici», nel senso del movimento carismatico. Fate parte di qualche gruppo particolare?
Vicka: «Ti rivelo un segreto: facciamo parte del gruppo più speciale del mondo».
È vero tutto questo? È davvero Maria ad apparire, a comunicare questi messaggi (un altro: «il digiuno e la preghiera possono allontanare le guerre e le catastrofi naturali»? La Chiesa ha tempo per approvare o per negare. E’ mai possibile che la Vergine Maria sia apparsa a dei ragazzi che si erano nascosti in montagna a fumare e a sentire canzonette: Lungo la strada del ritorno c’è un altro gruppo di diciottenni che avanza ciondolando: forse Lei è venuta, forse è venuta per loro.

Renato Farina

articoli del biennio 1981-1983

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