“Stare con Dio Padre” di Padre Tomislav Vlasic (nel 1981 era il responsabile della pastorale giovanile nella diocesi di Mostar)

6a0133ed164599970b014e87d22b06970d[1]Chiamati alla vita…

Stare con Dio significa vivere. Nella creazione l’uomo era in armonia con Dio. Quando ci ha creati, Dio Padre, ci ha destinati alla pienezza, alla perfezione ed Egli si rapporta con noi in questo modo: sta in noi, agisce in noi. La creazione non è solo un atto del passato, ma di oggi; tutta la storia della salvezza è una chiamata continua a ritornare a questo rapporto di vita che raggiunge la pienezza in Gesù Cristo. È un rapporto vitale! Non ha nulla a che vedere con un’ideologia, non c’è nulla da imparare a memoria: tutte le leggi di Dio sono dentro di noi. Chi trasgredisce queste leggi dentro di sé, aggredisce la vita e così nasce la guerra. Noi invece siamo chiamati a comunicare con la fonte della vita: Dio Padre.

non alla guerra!

– La guerra contro la vita, contro Dio avviene quando l’uomo rifiuta di morire ai propri progetti. Nell’uomo che non è riconciliato con Dio nel profondo nasce la paura. È satana a far entrare la paura che provoca poi, a seconda della persone, aggressività o depressione.
Ma questa guerra non rimane solo in un’anima, bensì si trasmette alle altre; così tutto parte da un’anima che non riuscendo ad avere un rapporto pieno con Dio Padre comincia a distruggere se stessa e gli altri.
La guerra non si risolve con argomenti umani, ma riconciliandosi con Dio Padre. Basta una sola anima riconciliata col Padre per mettere terrore a Lucifero e abbatterlo. Chi viene alla luce di Dio Padre vince la guerra dentro di sé e porta la luce attorno a sé e nell’universo. Io vi invito a questo lavoro interiore e a questa apertura a Dio che è Padre. Non si tratta di un’apertura mentale, umana in cui conta saper parlare bene del Padre o leggere libri di grandi teologi e non si tratta nemmeno di un sentimento affettivo, ma di un rapporto con Dio nell’anima.
L’apertura incondizionata a Dio, porta inevitabilmente alla Risurrezione, non esiste neppure una persona a cui questo sia impedito. Addirittura i nostri peccati e i nostri limiti non sono di impedimento se si vuole entrare in un rapporto di fedeltà vitale con Dio Padre.

Cosa succede quando rispondiamo alla chiamata di Dio?

– Quando ci mettiamo a pregare davanti a Dio Padre escono fuori tanti dubbi e paure. Una prima paura è quella che Dio voglia possederci, quasi a derubarci di qualcosa. Quanti giovani rifiutano di abbandonarsi per questo! Invece no! Dio vuole darci la vita piena.
C’è un’altra paura in noi ed è quella che Dio non ci ascolta, non può capire le nostre cose. Non è vero! Dio Padre ascolta tutto e comprende tutto, siamo invece noi a non ascoltarlo perché abbiamo nelle nostre domande già le risposte che vogliamo. Questo atteggiamento fa aumentare la paura e così si moltiplicano le preghiere nevrotiche, le tensioni. L’egocentrismo non è solo una parte del nostro carattere, ma ha le sue radici più profonde nell’egoismo.
Non è possibile aprirci a Dio Padre se siamo concentrati su noi stessi e allo stesso modo non possiamo rapportarci con gli altri. Dall’incontro con Dio Padre riceviamo la vita traboccante; questa vita non è qualcosa di astratto o per l’aldilà, è una vita piena, per l’oggi. Se non partite da questa certezza, avete sbagliato strada. Tuttavia questo rapporto interiore con Dio Padre nessuno ve lo potrà spiegare, perché dovete scoprirlo da soli.

Per stare con Dio Padre, occorre compiere due passi: vedere…

– Volete vedere Dio Padre? “Io vorrei” tutti diremmo, ma non è vero. Qui tocchiamo un livello profondo: Dio Padre si può vedere a patto che si cerchi solo Lui e gli si dia il primato assoluto nell’anima. Solo allora l’anima comincia a vedere. Questo passo concreto si può fare solo contemplando Gesù Cristo ma non come un’immagine astratta.
Il quinto capitolo di S. Giovanni ci parla di una responsabilità interiore: l’uomo può vedere e incontrare Dio, e questo passo ce lo assicura Gesù Cristo con la Redenzione. Gesù ci apre la strada a un livello più profondo per vedere e incontrare il Padre, ma questo esige da parte nostra una decisione autentica e la rinuncia ad ogni tipo di scusa di fronte al Padre. È importante smascherare le nostre scuse: quanto più le scopriamo e le eliminiamo, tanto più entriamo nella luce.

. …e venire

– S. Giovanni, poi, ci indica un secondo passo. Non è sufficiente vedere, bisogna venire. Noi abbiamo generalmente un concetto molto statico della fede, al contrario, essere aperti nella fede significa essere catapultati fuori. Ma venire incontro al Padre presuppone ancora una volta una decisione, una disponibilità.
Cosa significa venire? In Gv. 6, Gesù parla dell’Eucaristia nel discorso sul pane di vita e dice: Chi viene a me non avrà più fame (Gv 6, 35). Dobbiamo arrivare al punto di accettare il Padre per mezzo del Figlio. Questo comporta il sacrificio dell’egoismo in tutte le sue forme, significa attraversare le croci in maniera pulita e diventare pane di vita. Gesù nutriva le anime con la vita del Padre, anche noi in questa unione diventiamo pane e trasmettiamo la vita del Padre. Chi arriva a questo livello arriva alla contemplazione, chi arriva a questo rapporto aperto con Dio, arriva al sacerdozio regale! Bisogna cercare Dio Padre non per possederlo ma per donarci a Lui

Perché andiate e portiate frutto!

– Chi rimane in Dio porta frutto, chi ha Dio in sé può rivelarlo agli altri. Il nostro agire a nome di Dio è un fallimento se non rimaniamo in Lui e Lui in noi.
Il nostro compito è manifestare Dio vivo perciò vi invito a rimanere con Dio Padre e a continuare a scoprire questo rapporto, questa dinamica di Dio in voi. La nostra missione è custodire la vita di Dio in noi e negli altri e non permettere che venga uccisa. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo avere: non portare se stessi a nome di Dio, ma portare la vita di Dio. Solo così in comunione con Dio Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo, potrete rigenerare il mondo.

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