“LA STATUA DELLA MADONNA NELLA CHIESA DI MEDJUGORJE”

A cura di Sergio Pagliaroli

Su richiesta di tanti lettori ripresentiamo con quale modifica un articolo comparso su Senapa nel giugno 2001 (anno VI n. 3) che riportava la storia singolare della statua che si trova nella Chiesa di Medjugorje e sul suo restauro. Quel numero è continuamente richiesto alla redazione proprio per questo articolo e ormai è totalmente esaurito. Pensiamo comunque di fare un piace­re ai lettori e un omaggio alla Madonna nel 27° anniversario delle Apparizioni di Medjugorje.

Ci sono dei particolari nei grandi fatti della storia che meglio chiariscono e defini­scono un avvenimento e la cui conoscenza soddisfa l’esigen­za dell’uomo di approfondire, di sapere di più e quindi meglio partecipare a quanto accade nel mondo.

Riguardo ai fatti di Medjugorjë, iniziati 27 anni orsono nel pae­sino dell’Erzegovina, per la precisione il 24 giugno 1981 (anche se la Madonna poi indicherà il 25 come data di inizio delle apparizioni) una delle domande che più di fre­quente il pellegrino si pone è: ma qual è la vera immagine della Madonna di Medjugorje? Un mariano sa qual è l’imma­gine della Madonna di Gua­dalupe, di Loreto, di Chesto­chowa, di Lourdes, di Fatima o di Caravaggio.

Le immagini della Madonna di Medjugorje sono molteplici: quella sul piazzale stilizzata, quella avvolta nella nuvola di stile arabo, la Madonna nella cappellina, realizzata su indi­cazione dei veggenti, quella di Tihaljina, ancor oggi la più dif­fusa tra i pellegrini, quella che è stata collocata sul Podbrdo per volontà di p. Slavko…..

Pare quasi che la Madonna, nella sua lunga permanenza quotidiana a Medjugorje, abbia voluto manifestarsi a noi sotto diversi aspetti.

Da tanto tempo osservavo la Madonna oggetto di devozio­ne nel santuario-chiesa parrocchiale di Medjugorje e mi ponevo tanti perché.

Avevo cominciato a chiedere occasionalmente qualche in­formazione e avevo riscontra­to che le mie perplessità e le mie domande erano condivise da molti.

I lettori più attenti di Senapa

ricorderanno che sul numero di maggio del XIX anniversario (n. 3 del 2000), in copertina, avevo collocato a confronto la statua della Madonna della chiesa di Medjugorje e l’imma­gine delle Madonna di Guada­lupe, tracciando un paralleli­smo tra le due apparizioni e le simbologie che portano con sé. Concludevo l’articolo dicendo che tali simbologie “vanno approfondite, come in ogni apparizione. Vi sono studi che aiutano a capire e ad amare di più e meglio le esperienze che andiamo vivendo”.

A dire il vero, la soffiata del confronto tra Medjugorje e Guadalupe mi era giunta da una ragazza di nome Morena, che avevo incontrato a Mo­dena, e la sua appassionata argomentazione mi aveva convinto della necessità di approfondire l’argomento. La fortuna, o forse un’assistenza angelica che non manca anche a chi lavora nell’infor­mazione, mi ha messo nella condizione di raccontare tutta la storia della statua della Madonna di Medugorje.

Da tanto tempo avevo perso i contatti con l’amico Giosuè Tribbia, restauratore di Ber­gamo, che ha sistemato tantis­sime statue anche a Medjugorje e dintorni. Alcuni mesi orsono mi telefona perché aveva biso­gno di certe pubblicazioni sul­l’angelo custode (ecco l’assi­stenza angelica) e il discorso cadde sulla statua del santuario di Medjugorje.

Giosuè – L’ho restaurata io, su incarico di padre Slavko, nel 1986.

D. – Ma sei sicuro?

Giosuè – Come, sono sicuro? E subito mostra fotografie che lo vedono impegnato nel restauro, ed altre foto di con­torno che documentano la veridicità del fatto.

Il cuore della storia

D – Sì, ma i segni che vi sono sulla statua, da dove arrivano?

Giosuè – Sono stati fatti dallo scultore Giacomo Crepax di Ortisei.

Ero arrivato al cuore della sto­ria della statua.

D – Adesso Giosuè mi devi raccontare per filo e per segno tutta la vicenda che riguarda la statua.

Giosuè – Per la Pasqua del 1986 un gruppo di Medju­goriani bergamaschi aveva preparato una statua [di cui mostra la foto] che intendeva regalare al santuario.

Giunti a Medjugorje, conse­gnammo la statua a padre Slavko. Parlando del più e del meno, padre Slavko mi fece notare la statua in pessimo stato che si trovava allora a destra della chiesa, vicino al coro, attorno alla quale i croati gira­vano in preghiera, secondo la loro tradizione.

Mi resi conto subito, dalla linea e dal materiale ligneo di cui era fatta, che era una statua di valo­re. Dissi a padre Slavko: “Io fac­cio, di mestiere il restauratore; se lei si fida, io sono in grado di metterle a posto questa statua”. Padre Slavko mi incaricò di effettuare il restauro e a set­tembre andai a Medjugorje per realizzare l’opera.

Il restauro

D – Sì, ma i segni c’erano già?

Giosuè – La statua era ridotta in uno stato pietoso, tanto da essere irriconoscibile. Durante il restauro emersero questi simboli, i più evidenti dei quali erano la parola MIR a sinistra e la bilancia alla destra delle mani della Madonna. La scritta MIR su una statua nella chiesa a Meclugorje arrivata prima delle apparizioni aveva suscitato stupore e molta curiosità. Durante i lavori giunse a trovarmi un giovane brasiliano che lavorava presso il laboratorio Crepax di Or­tisei.

Fu lui ad avvertire il figlio di Giacomo Crepax, Antonio, deceduto alcuni anni fa, che la statua di cui spesso aveva parlato suo padre, con simbo­li particolari, era probabil­mente quella di Medjugorje.

Antonio Crepax andò a visio­nare la statua e subito riconob­be che l’opera veniva sicura­mente dal suo laboratorio ed era stata scolpita da suo padre. E così diede a Giosuè Tribbia la spiegazione dei segni sulla sta­tua.

Giosuè – Antonio Crepax mi disse che suo padre spesso raccontava che, mentre realiz­zava quella statua, sentiva dentro una grande emozione, perché avvertiva che la stessa era destinata ad andare in un luogo importante di devozio­ne mariana; per questo sentì l’impulso di disegnare sulla veste alcuni simboli.

D – Ma gli stessi simboli ave­vano un significato particolare e intenzionale?

Giosuè – No, da quello che disse il figlio. Siccome sapeva che andava in un paese dell’e­st, scrisse la parola pace-MIR; dall’altra parte, non si sa per­ché, mise una bilancia, e nella parte inferiore della veste dise­gnò un santuario e altri diversi simboli, secondo la sua sensi­bilità.

Finito il restauro, la statua ap­pariva così bella che padre Slavko decise di collocarla nella nicchia dove oggi si trova e dove ancora oggi accoglie le preghiere, le suppliche e le lacrime di milioni di pellegrini da tutto il mondo.

Interpretiamo i segni della statua

Per interpretare correttamente i segni dipinti sulla statua, bisogna andare oltre il signifi­cato più immediato e anzitutto capire perché la Madonna si è proposta in diverse immagini, quando proprio nel suo san­tuario, per vie inimmaginabili, aveva già provveduto a far giungere la più autentica sta­tua di Medjugorje, quella certa­mente da lei voluta, e che porta sulla veste la sua firma di Regina della Pace.

1. Le diverse immagini

La presenza di Maria nella nostra generazione non si identifica con un solo volto, ma si adatta ai più svariati modi di vedere dell’umanità. Si pensi ad esempio all’imma­gine di stile arabo, che apre il dialogo con il mondo mussul­mano, situato ai confini dell’Erzegovina. Quanti sforzi fa oggi la Chiesa per aprire il dialogo con il mondo arabo, a dire il vero con risultati non sempre brillanti.

2. Le mani giunte

È evidente a tutti i Medjugo­riani che il messaggio princi­pale della Madonna di Erze­govina è la preghiera. Ed allora Lei, maestra della preghiera, si fa vedere nel più tipico atteggiamento della pre­ghiera, con le mani giunte.

3. La figura e i colori

Basta un rapido confronto tra la statua della Madonna di cui parliamo con quella che ripor­tiamo realizzata da un artista su indicazione dei veggenti per capire che, al di là delle sfumature (come ad esempio la fascia azzurra), il manto e la veste hanno i colori della Madonna delle apparizioni.

4. La parola MIR

È il simbolo più semplice da interpretare. La Madonna ap­pare a Medugorje come Regina della Pace, quindi la parola pace, più che simbolo, è autentica manifestazione di Medjugorje.

Questa parola è sormontata da una corona. Ed anche questo è segno manifesto: Pace incoro­nata = Regina della Pace.

5. La bilancia

Un po’ più difficoltosa risulta l’interpretazione del segno della bilancia alla destra delle mani, anche perché si presta a interpretazioni giustizialiste che ho sentito e che non con­divido completamente, perché la sua tenerezza è davvero ineffabile.

La Madonna è madre, ma è una madre regina, che non fa giustizia di chi sbaglia perché è madre, ma al tempo stesso è giusta perché è regina. Il sim­bolo della bilancia rappresenta l’universalità di Maria, la sua centralità e la sua globalità nel nostro mondo del XXI secolo. Ma ancor più questo segno indica il contesto nei tempi dell’uomo in cui avvengono le Apparizioni di Medjugorje: è il segno della giustizia di Dio che giunge alla fine dei tempi; il tempo dei segni di Dio, per dirla con le parole di un recen­te messaggio della Madonna. Le ultime apparizioni della Madonna sulla terra avvengo­no sotto il segno di Dio giusto, che giudica l’uomo e pesa la sua iniquità.

6. II Calice

l’altro segno evidentissimo sulla statua è il calice al di sotto delle mani di Maria.

La preghiera non è fine a se stessa, ma conduce a Gesù e all’Eucaristia.

La stessa presenza di Maria a Medjugorje non è fine a se stes­sa, ma è finalizzata a condurre l’umanità ad un’altra presenza centrale del Cristianesimo, al vero cuore della vita cristiana, simboleggiata nel calice, che a sua volta indica Gesù, il Cristo e nostro salvatore, che con il suo Sangue rappresenta ed è l’unica salvezza.

7. I santuari sparsi

Anche il santuario disegnato nella parte inferiore della veste e i diversi simboli che l’accompagnano hanno una facile interpretazione qualora si pensi alle migliaia di gruppi di preghiera che sono nati da Medjugorje.

Questi simboli devozionali sparsi stanno ad indicare che non vi è una centralizzazione a Medjugorje della presenza mariana, ma che questa tra­scorre tutte le nazioni e i paesi del mondo, perché il messag­gio partito da Medjugorje è destinato a raggiungere anche i luoghi più sperduti del piane­ta terra, che è regno di Maria. Sta anche ad indicare che le apparizioni alla nostra genera­zione non si chiudono a Me­djugorje ma trovano in tanti altri luoghi presenze significa­tive e percorsi originali per la crescita spirituale (ovviamente la prudenza suggerisce di te­nere gli occhi – due anteriori e uno dietro – ben aperti per paura delle mistificazioni).

8. Altri segni

Molti hanno visto e vedono anche sul manto tanti segni. lo mi sono limitato a quelli più evidenti.

Conclusione

È molto difficile, a questo punto della nostra ricerca, ritenere che le intuizioni o sol­lecitazioni interiori di Gia­como Crepax nel realizzare questa statua (che evidente­mente deve essere considerata la primigenia e la più autenti­ca di Medjugorje) fossero sola­mente frutto dell’ingegno umano.

È molto più semplice, e quasi ovvio, concludere che la ma­no e la mente dell’artista siano state guidate da una potenza superiore che voleva essere scolpita e dipinta così.

Nelle pagine seguenti riporto altre documentazioni che me­glio illustrano le particolarità storiche della vera statua di Medjugorje come le sue lacrima­zioni subito dopo il restauro, ed anche testimonianze della sua presenza a Medugorje da circa un secolo.

 

La statua ha lacrimato nel 1986 ecco la documentazione

Mentre stavamo elaborando questo nume­ro, ci sono giunte fra le mani due foto­grafie della statua della Madonna di Medjugorje, scattate nel 1986 dalla signora Olga di Ponte Nossa (BG). La fotografia di destra era stata scattata da altra angolatura (completa) qualche istante prima; la foto di sinistra, scattata poco dopo, mostra negli occhi i segni evidenti di lacri­mazione (nella foto in basso vedi l’ingrandimento). Don Angelo Bena, un grande devoto morto nel 1999 scriveva così alla signora Olga il 23 gennaio 1987: «Scusami se ho tardato tanto a rispondere alla tua lettera. Grazie per la foto che mi hai man­dato. A me sembra proprio che la statua abbia GLI OCCHI LACRIMANTI E APERTI, perciò ritengo che la Madonna abbia voluto dirti che anche lei soffre, ma sarebbe peggio se continuasse la presen­te crisi di fede, che sta dannando all’inferno una grande quantità di persone». Anche don Angelo Mutti, fondatore dell’Eco di Medjugorje, morto i 13 marzo 2000, si esprimeva in modo analogo.

La signora Olga, in una lettera ad un’amica del Canton Ticino, inviata in occasione del Natale 1988, con la fotografia della Madonna in lacrime scriveva: «Ave Maria. Sono lieta di potervi spedire questa foto miracolosa che fotografai personalmen­te. Completamente mossa e con lacrime agli occhi. Ella ci invita alla preghiera del cuore… Con affetto. Olga». Ognuno può trarre le conclusioni che vuole, ma le foto-documentazioni sono queste.

 

Quando arrivò a Medugorj e la statua della Madonna?

Prima di concludere il nostro servizio sulla statua della Madonna nel santuario di Medjugorje, vi erano diversi particolari non del tutto chiari, per cui, con la collaboratrice Andreina abbiamo fatto una breve visita a Medugorje. Fra tutti, un dubbio era predomi­nante: in quale epoca la statua era arrivata a Medugorje? Queste ricerche, si sa, non sono mai faci­li. All’ufficio informazioni ci dico­no che bisognerebbe consultare l’archivio, ma l’addetto non c’era. Rivolgersi ai padri, con tutti i loro impegni non è agevole. Voci rac­colte qua e là ci portavano assai indietro nel tempo, fino alle origi­ni della parrocchia di Medugorje che è stata fondata nel 1892; la chiesa venne terminata nel 1897 e dedicata a san Giacomo.

La chiesa era stata costruita su un terreno instabile e presto cominciò a sprofondare e a creparsi, anche per opera di alcuni terremoti. L’attuale santuario venne iniziato dopo la seconda guerra mondiale e fu finito e consacrato il 19 gen­naio 1969. Oggi la chiesa è rico­nosciuta come santuario. Della vecchia chiesa sono rimasti i rude­ri nella rotonda che siamo costret­ti a percorrere con gli automezzi per andare dalla chiesa al Podbrdo e che siamo riusciti a fotografare. Nella nostra ricerca sapevamo già dal restauratore che la statua era ridotta in condizioni precarie e che tutti i particolari erano sepolti da uno strato di polvere accumu­lata nel tempo. Quindi la statua non poteva che essere arrivata a Medugorje tanti anni prima. Ma quanti? Persone anziane alle quali abbiamo domandato ci facevano capire che bisognava andare molto indietro nel tempo. Infine ci venne in aiuto suor Cornelia, cugi­na di padre Slavko: «Bisogna andare molto indietro nel tempo, penso ancora all’impero asburgico [Da qui probabilmente la diceria che la statua sarebbe stata acqui­stata in Austria – allora anche il Trentino era territorio dell’impero asburgico]. Sono sicura, perché l’ho sentito dai nostri vecchi che nella vecchia chiesa di Medugorje c’erano solamente tre statue: quel­la del patrono san Giacomo, quel­la di sant’Antonio da Padova, e quella della Madonna».

Ecco quindi chiaro il tassello che mancava. È abbastanza ovvio che la prima statua giunta a Medugorje sia stata quella dei patrono san Giacomo prima della fine del secolo scorso.

Successivamente i parrocchiani al­la stessa fonte devono avere acqui­stato la statua di san’Antonio (la chiesa è retta dai francescani) e, quasi certamente prima della pri­ma guerra mondiale la statua della Madonna di cui andiamo lunga­mente parlando in questo servizio. E anche questa è una scoperta straordinaria. Una statua con la fir­ma Regina della Pace, prima e a statua della Madonna a Medjugorje giunge nel regno della Regina della Pace con tanto di firma sull’abito oltre sessant’anni prima delle apparizioni della Madonna che hanno attirato nel paesino dell’Erzegovina milioni di persone da tutto il mondo. Anche questo è certamente un segno di un “piano”, un “progetto” ben pre­ciso della Madonna previsto nei disegni del Cielo. Anche la statua quindi era un segno premonitore.

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