Myanmar: chiesta la rimozione di una croce nello Stato di Chin

birmaniaBIRMANIA -Myanmar: chiesta la rimozione di una croce nello Stato di Chin

Il governo dello Stato Chin, nell’ovest del Myanmar, ha ordinato la rimozione di una croce alta più di 16 metri, costruita da un gruppo di cristiani e innalzata sulle colline che dominano Hakha. Le autorità – riferisce l’agenzia AsiaNews – hanno inoltre incriminato un fedele della zona, Tial Cem, anziano rappresentante della comunità Chin e fra i promotori dell’iniziativa che ha portato alla realizzazione del simbolo cristiano. A denunciare il nuovo caso di violazione alla libertà religiosa in Myanmar è il movimento attivista Chin Human Rights Organization (Chro), secondo cui le autorità della zona hanno imposto la data di domani, 30 gennaio, come termine ultimo per l’abbattimento della croce piantata sul colle di Caarcaang.

Rischiano il processo due cristiani
Per il governo dello Stato – forse sostenuto in questa battaglia dalle autorità centrali a Naypyidaw – la croce sarebbe stata innalzata lo scorso aprile “senza i permessi necessari”; a questo si aggiunge l’uso di legno di pino, tagliato in modo illegale e senza la preventiva autorizzazione da parte delle autorità Chin. Per questi due “reati” rischiano di essere processati alcuni esponenti della comunità cristiana locale, fra cui lo stesso Tial Cem e J.P. Biak Tin Sang, un altro fedele coinvolto nel progetto.

Abbattute altre 13 croci
Del resto già in passato, come emerge da un rapporto pubblicato dal Chro, i cristiani Chin sono stati oggetto di restrizioni e vincoli alla pratica del culto; le autorità hanno negato la costruzione di chiese e simboli religiosi e hanno abbattuto almeno 13 croci in varie zone dello Stato, quattro delle quali sotto l’attuale governo. Anche per questo la comunità di Hakha, capitale dello Stato, non ha chiesto autorizzazioni prima di procedere alla costruzione della croce, ben sapendo che non sarebbe stata concessa. Per l’abbattimento “illegale” dei pini, che peraltro si trovavano all’interno della proprietà di J.P. Biak Tin Sang, il cristiano Tial Cem rischia fino a due anni di prigione. Tuttavia, lo stesso Tial Cem non intende rinunciare al proprio lavoro e conferma che “non rimuoveremo la croce” e “affronteremo tutto quello che ci toccherà: se le autorità mi diranno che devo andare in prigione, non mi spaventerò… Sono pronto alla galera per tutto questo”.

I cristiani di Chin pronti a manifestare
In queste ore la comunità cristiana Chin intende promuovere una grande manifestazione a difesa della libertà religiosa, anche se le autorità non sembrano intenzionate a concedere l’autorizzazione (necessaria per una dimostrazione di piazza). Salai Bawi Lian Mang, direttore esecutivo Chro, sottolinea che “l’ordine di smantellare e rimuovere la croce è il seguito di una decennale discriminazione contro i cristiani Chin”. Egli auspica che le autorità acconsentano a “lasciare la croce dove è” e “facciano cadere le accuse contro Tial Cem”.

 

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