I RE MAGI E LA BEFANA: TRA VERITA’ EVANGELICA E TRADIZIONE POPOLARE

magi

Nell’augurare a tutti voi un 2014 ricco di pace, speranza e serenità, ci prepariamo ad onorare  l’Epifania di Nostro Signore e, per farlo, ripercorreremo insieme i passi più significativi della Verità evangelica facendo, poi, un salto nel passato riscoprendo la tradizione popolare che ha accompagnato la nostra infanzia, ovvero la Befana.

“Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele.

“Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”.
“Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (Mt., 2, 1-12).

Con questo brano del Vangelo secondo Matteo solennizziamo il 6 Gennaio quella che in Occidente viene chiamata Epifania e che letteralmente significa “Manifestazione del Signore”, anche se più appropriato sarebbe chiamarla Teofania, ossia “Manifestazione della divinità del Signore”, come avviene in Oriente. E’ relativamente a questo significato che in quel giorno si ricordano le tre grandi manifestazioni di Cristo-Dio: l’adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù (anche se questa festa oggi è spostata alla domenica seguente) ed il miracolo di Cana. Con il tempo tale festa ha assunto una connotazione missionaria: ovvero la manifestazione di Cristo-Dio al mondo pagano. I Magi sono visti dalla tradizione cristiana come la ‘primitia gentium’, i primi fra i pagani ad aver riconosciuto e adorato il Signore. Per questo il loro culto fu tanto diffuso e radicato tra i convertiti dal paganesimo. La festa ricorda, dunque, la visita dei Re Magi a Gesù Bambino. Melchiorre, Baldassarre e Gaspare partirono da Paesi diversi, forse la Nubia, la Godolia e Tharsis, per portare in dono al piccolo Messia: oro, incenso e mirra. Si incontrarono vicino a Gerusalemme e, pur parlando lingue diverse, si compresero e si accorsero di avere la stessa meta; così proseguirono il viaggio insieme seguendo la strada indicata dalla stella cometa. Giunti alla grotta offrirono a Gesù i loro doni, lo adorarono e ripartirono.

La nostra antica tradizione popolare, tramandata di generazione in generazione, rivisitando l’episodio descritto nel Vangelo, ha dato luogo ad una leggenda dedicata ai più piccoli che ha come protagonista una vecchietta un po’ bruttina, ma molto buona: la Befana. Ma chi era questo misterioso personaggio? Ritorniamo per un attimo bambini e andiamo all’origine di questa storia. Dunque, i Re Magi partirono, guidati dalla stella cometa, attraversando Paesi sterminati per raggiungere Gesù Bambino e omaggiarlo dei doni che avevano portato con sé. In ogni luogo in cui passavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli e unirsi a loro. Ci fu solamente una vecchietta che, in un primo tempo voleva andare, ma all’ultimo minuto cambiò idea, rifiutandosi di seguirli. Il giorno dopo, pentita, cercò di raggiungere i Re Magi, che, però erano già troppo lontani. Per questo la vecchina non vide Gesù Bambino, né quella volta né mai. Da allora ella, nella notte fra il cinque e il sei Gennaio, volando su una scopa con un sacco sulle spalle, per farsi perdonare, passa per le case a portare ai bambini buoni i doni che non ha dato a Gesù e lasciando, invece, pezzi di carbone a quei bimbi che non si sono comportati bene. Al tempo dei nostri nonni nelle case si aspettava la Befana appendendo al camino una calza di lana fatta rigorosamente a mano. Essi, da piccoli, credevano molto alla Befana; le scrivevano una lettera esprimendo i loro desideri che, per lo più, non venivano esauditi perché c’era molta povertà. Quando arrivavano i doni della Befana, tutti i bambini erano molto contenti perché era l’unica festa in cui ricevevano dolciumi, ma sapevano bene che avrebbero dovuto essere buoni almeno due mesi prima della festività, altrimenti la Befana avrebbe portato loro solo il temuto carbone. Nella calza i piccoli trovavano poca roba: nessun giocattolo, se non bamboline di stoffa cucite dalla mamma o dalla nonna, qualche mandarino, caramelle di orzo fatte in casa, castagne, arachidi, noci, nocciole e, magari, un raro Bambinello di zucchero. Non si preparavano piatti particolari in quel giorno, ma in alcune famiglie ci si riuniva per mangiare castagne, noci e frittelle. In occasione di questa festa, in alcuni paesi venivano dati dei buoni alle famiglie più bisognose per prendere le cose più necessarie, come pane, pasta e zucchero.

Il 6 Gennaio la tradizione popolare vuole anche che si proceda al rogo della Befana, la cui origine va probabilmente connessa a tradizioni agrarie pagane relative all’anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Difatti rappresenta la conclusione delle festività natalizie come interregno tra la fine dell’anno solare (solstizio invernale, Sol Invictus) e l’inizio dell’anno lunare. L’aspetto da vecchia sarebbe dunque una raffigurazione dell’anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori, all’inizio dell’anno (vedi ad esempio il rogo della Veggia Pasquetta che ogni anno il 6 gennaio apre il carnevale di Varallo).

In mezzo a tutte queste usanze che devono essere portate avanti per non far morire la nostre antiche tradizioni provenienti dalla cultura popolare e contadina, non dimentichiamo mai il vero significato di questo giorno così importante per la nostra Fede.

Buona Epifania del Signore a tutti dal Gruppo di Preghiera Regina della Pace di Chivasso e Torrazza Piemonte!

 

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